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Sfide online: teniamo sempre al sicuro i nostri bambini

Proteggiamo i bambini da un mondo pericoloso

Esiste un mondo sommerso quasi del tutto sconosciuto agli adulti ma sorprendentemente di moda tra i giovanissimi: il mondo delle “challenge” e delle sfide online. La prima sfida mortale apparsa sulle cronache nazionali è stata la “blue Whale”, un “gioco” basato su 50 livelli da compiere, dove l’ultimo comprende il suicidio. Il fenomeno è dilagato principalmente in Russia, arrivando anche in Italia.

La cosa sorprendente è che chiedendo il parere ad alcuni ragazzini sulla balena azzurra una risposta agghiacciante e diffusa era “… mica c’è solo quella…”. Della serie “voi adulti non sapete davvero niente di questo mondo”. Sicché diventa davvero sconcertante sapere che tra i compagni di classe di vostra figlia o di vostra nipote si possa parlare in egual misura delle caramelle di Halloween e della “Black out challenge”.


Sfide online: teniamo sempre al sicuro i nostri bambini

Quanti di voi hanno sentito parlare di sfide online come “Knock out challenge”, “Batmanning”, “Eyeballing”, “Bird box challenge” o “Skullbreaker challenge”? Sareste sorpresi di quanto ne saprebbero molto più di voi i vostri figli. Le ultime sfide passate alla cronaca nera sono la ”Hanging challenge”, una prova di resistenza e le sfide di Jonathan Galindo. Il primo “gioco” prevede di legarsi una cintura attorno al collo e resistere per più tempo possibile; il secondo ha ricalca le dinamiche della “blue whale”.

Un grande diffusione di queste “sfide” si deve al social Tik Tok. La piattaforma non sembra particolarmente dotata di controllo per questa tipologia di pericoli e consente una rapida diffusione di queste “bravate”. Il resto lo fa Whatsapp. Tra i gruppi inizia a diffondersi l’adesione alle sfide e ai risultati dei partecipanti. Dite la verità, sospettavate qualcosa del genere? Le tragedie sono solo la punta dell’iceberg di certi meccanismi consolidati e perversi che vedono come protagonisti challenge, social e bambini.


Perché succede tutto questo? Vari psicologi dell’età evolutiva hanno dato interpretazioni di questi fenomeni. Alla base ci sarebbe una sorta di ritorno ai tribali “riti di iniziazione” letteralmente traslati sui social. Ma le dinamiche sono più complesse.

Cosa possiamo fare per tenere al sicuro i nostri bambini?

In realtà social come Facebook e Instagram consentono l’utilizzo della piattaforma dopo i 13 anni. Ma per i nostri figli nativi digitali non rappresenta un problema aggirare lo scoglio. Fin quando non ci sarà una regolamentazione chiara e legale tutto è affidato al buon senso e all’attenzione dei genitori. Vi consigliamo quindi di:

  • STARE SUL PEZZO: non credete che la sicurezza dei vostri figli sia solo sapere dove si trova o che a scuola non abbia problemi. Cercate di entrare nel loro mondo e di conquistare la loro fiducia.
  • RIMANETE CONNESSI… IN SICUREZZA: I bambini, fino a 11 o 12 anni non è necessario che abbiano uno Smartphone in tasca. Quella che viene percepita come una “comodità” o una “sicurezza” in più non è meno pericolosa di un coltello da cucina: esso serve per tagliare la carne ma è pur sempre una lama. Con il nostro dispositivo, ad esempio, potete sempre rimanere connessi senza pericoli di questo genere. Con smarttrackerkids 20T potete chattare o chiamare i vostri bambini in totale sicurezza, oltre che sapere sempre dove si trovano.

Sicuramente gli esperti del mondo social stanno lavorando per migliorare la sicurezza delle piattaforme. Noi, intanto, vi proponiamo la nostra soluzione.